Indirizzo politico e gestione amministrativa: dal 1997 una netta separazione.

Indirizzo politico e gestione amministrativa: dal 1997 una netta separazione.
Il principio di separazione tra politica e gestione è stato sancito, per la prima volta, nella L.
142/1990 (art. 51), ribadito dall’art. 3 d.lgs. 29/1993, ampliato dalla L. 127/1997 (c.d. Bassanini
bis), dal d.lgs. 29/1993 (art. 27 bis) e dal d.lgs. 267/2000 (art. 107) e viene recepito da statuti e
regolamenti che possono incrementare, ma non diminuire, le competenze dirigenziali.
Salvi i Comuni con meno di 1000 abitanti, nei quali può derogarsi al principio, per gli altri resta
fermo che l’intervento della politica riguarda le scelte fondamentali, mentre competono ai
dirigenti gli sviluppi successivi.
In sintesi, l’indirizzo spetta ai politici (il “cosa fare”) mentre ai dirigenti spetta la gestione (il “come
farlo”) nel rispetto dell’art. 98 della Costituzione, dovendo essi operare “al servizio esclusivo della
Nazione” fermo il controllo “a valle” sul raggiungimento dei risultati prefissati.
Tale attribuzione di competenza risponde anche alla qualificazione professionale dei dirigenti, in
forza della quale essi hanno il potere/dovere di non consentire l’esecuzione di progetti in
contrasto con la normativa.
Al netto di qualche possibile difficoltà a qualificare, in singoli casi, atti di indirizzo ed atti di
gestione (occorre una predeterminazione da realizzare con l’atto di gestione) il principio è chiaro.
Le recenti consultazioni elettorali nella nostra provincia hanno visto, invece, manifestarsi una
qualche confusione in materia di competenza, con l’esito di colpevolizzare i politici “sempre e
comunque” non solo per le scelte (“cosa fare”), ma anche per la loro esecuzione (“come farlo”),
talvolta a distanza di anni e di amministrazioni dalle prime.
Ciò non risponde al rispetto della legge e non giova alla politica, perché disorienta i cittadini
(fenomeno negativo del “mancato voto”) ed allontana quanti potrebbero interessarsi alla “cosa
pubblica”, perché genera timore eccessivo di coinvolgimento per responsabilità in sede
amministrativa, contabile ed anche penale.
La politica richiede certamente capacità – di visione ed ideazione – e spirito di servizio (venne
definita “forma esigente di carità”), ma non può diventare un impegno a rischio talmente elevato
da scoraggiare la gran parte dei cittadini.
 
Avv. Mario Lavatelli